Case, territori e comunità: una curiosa indagine sul mercato immobiliare a Voghera e in Oltrepò
Il mercato immobiliare non è soltanto una questione di compravendite di immobili basato su quanto budget si ha a disposizione, ma ci è apparso, anche grazie a questa doppia intervista, come uno specchio fedele dei cambiamenti di un territorio, dei suoi punti di forza e delle sue criticità. Con questa indagine, OLTRE ha voluto approfondire uno specifico scenario a Voghera e nell’Oltrepò Pavese, raccogliendo le voci di chi ogni giorno lavora accanto a clienti e famiglie, tra “sogni di case da sogno”, burocrazia e nuove opportunità.
L’obiettivo che vi poniamo, cari lettori, è duplice: comprendere come sta cambiando la domanda, quali sono le zone più ricercate e quali restano escluse, ma anche riflettere sul perché l’Oltrepò fatichi ancora a diventare un brand forte come Langhe e Monferrato.
Da quanto tempo sei sul territorio di Voghera? Come è nata l’idea di mettere su la tua agenzia e chi è Simona Panigazzi? Raccontaci un po’.
Simona Panigazzi: «L’idea di aprire l’agenzia immobiliare è nata alla fine degli anni ’90, in un momento di grande espansione commerciale e immobiliare. All’inizio avevo una società con un’altra collega, poi è diventata un’attività individuale. È nato tutto quasi per caso, ma sotto una buona stella. Ho cominciato a lavorare in un’agenzia e da lì è maturata la decisione di costituire una società e poi un’impresa singola. Negli anni ’90 c’era un boom: molte coppie giovani cercavano casa, prima in affitto, poi acquistando immobili più grandi e indipendenti. Negli anni abbiamo vissuto anche fasi critiche, come la crisi dei mutui, e infine il Covid, che ha cambiato ulteriormente il mercato. Le difficoltà portano anche cose positive, come una nuova attenzione per le case in campagna e la vita a misura d’uomo».
Parlando del profilo dei compratori nel tempo: quali sono le zone che dall’esterno sono più motivo di interesse nell’Oltrepò Pavese e quali invece quelle più deboli?
Simona Panigazzi: «Io mi occupo soprattutto della zona oltrepadana, in particolare Val di Nizza e Val Staffora. Sono luoghi meravigliosi, incontaminati, che nulla hanno da invidiare alla Toscana. Ma sono anche fragili: i borghi si spopolano, restano pochi abitanti e tante seconde case. Sono zone belle ma difficili da mantenere vive».
Parlando di caratteristiche che caratterizzano il nostro territorio: nello specifico, in quali punti chiave insisti maggiormente nel proporre un immobile? Posizione, esposizione, qualità costruttiva, connessioni, servizi?
Simona Panigazzi: «Chi cerca una casa in Oltrepò sa già di voler vivere fuori città, immerso nel verde. Insisto molto sulla posizione e sulla qualità costruttiva, ma soprattutto segnalo i limiti: le connessioni non sono garantite ovunque, la fibra non arriva dappertutto. Per chi lavora in smart working questo è un grosso problema. Le case ci sono e la scelta è vasta, ma senza infrastrutture adeguate il mercato rimane frenato».
Quali sono le aspettative più difficili da soddisfare per chi pensa di trasferirsi qui?
Simona Panigazzi: «Chi arriva da un centro urbano spesso si aspetta di ritrovare gli stessi standard in collina. Ma questo non è possibile: vivere immersi nella natura significa anche rinunciare a certe comodità. È una questione di consapevolezza: chi sceglie queste zone deve far pace con la differenza tra urbano e rurale».
I borghi interni si stanno spopolando mentre però il mercato continua a concentrarsi solo su poche zone. Cosa si potrebbe fare per dare valore anche a quei luoghi oggi esclusi dai circuiti di mercato?
Simona Panigazzi: «La formula magica non esiste. Servirebbe un sogno collettivo: un impegno condiviso per mantenere vivi i borghi. Oggi molti restano in piedi solo come seconde case, ma senza servizi e una comunità attiva sono destinati al declino. Bisogna rinunciare a qualcosa per conservare questi luoghi».
Perché l’Oltrepò Pavese non riesce a diventare come le Langhe o il Monferrato, un brand territoriale forte capace di attrarre investimenti, famiglie giovani e imprese?
Simona Panigazzi: «Credo sia una questione di mentalità. Chi vive qui è molto legato alla propria terra e teme contaminazioni. Ma senza apertura e senza collaborazione non si crea un brand. Ho visto molti giovani sindaci impegnarsi, ma serve che anche gli abitanti comprendano l’importanza di fare squadra».
Se dovessi lanciare un appello pubblico a chi governa questo territorio, cosa chiederesti qui e ora per rendere il mercato immobiliare più giusto, dinamico e strategico per la rinascita dell’Oltrepò?
Simona Panigazzi: «Credo che la politica si stia già sforzando molto, ma non può bastare da sola. Serve un lavoro porta a porta con gli abitanti, per sensibilizzare sull’importanza di fare gruppo, aprire attività, collaborare. Solo la collettività, insieme alla politica, può raggiungere risultati concreti e duraturi».
Dalla voce di Simona Panigazzi emerge un quadro ricco di sfumature e realistico del mercato immobiliare a Voghera e nell’Oltrepò Pavese. È un territorio che sa attrarre con prezzi competitivi, paesaggi suggestivi e una qualità della vita più a misura d’uomo rispetto alle
grandi città, ma che allo stesso tempo si trova ancora a fare i conti con limiti strutturali e culturali.
Le criticità, tuttavia, non mancano: infrastrutture e collegamenti non sempre all’altezza, borghi che rischiano lo spopolamento, mentalità spesso troppo gelose delle proprie radici. Sono nodi che rallentano la possibilità di costruire un brand forte e condiviso, capace di rendere l’Oltrepò un’alternativa chiara e riconosciuta come lo sono oggi Langhe o Monferrato.
Eppure, nelle parole degli operatori, si colgono anche segnali di fiducia. Sempre più famiglie giovani scelgono di acquistare qui, amministrazioni locali e professionisti si stanno impegnando a valorizzare il territorio, e il turismo, anche grazie allo smart working, ha portato nuova attenzione alle nostre colline.
Il futuro resta una sfida aperta, ma non priva di possibilità: con maggiore collaborazione tra istituzioni e comunità, con una mentalità più aperta e inclusiva e con la capacità di fare rete, l’Oltrepò Pavese ha davanti a sé la possibilità di trasformare le sue fragilità in occasioni di rinascita. Un cammino non semplice, ma che potrebbe restituire nuova energia a un territorio che ha ancora tanto, ma davvero tanto tanto da raccontare e, sopratutto, da offrire…





