Cascina Venesia: dove il territorio si fa esperienza
Tra le campagne di Mezzanino, all’estremo confine tra il Ticino e il Po, si trova un luogo che racchiude tutta l’anima rurale dell’Oltrepò Pavese: è Cascina Venesia, agriturismo e azienda agricola a conduzione familiare da tre generazioni. A guidarla oggi è Silvia Bernini, una donna che ha scelto di restare, investire, e trasformare un pezzo di terra in un presidio di identità e accoglienza.
“La cascina è della mia famiglia da sessant’anni – racconta Silvia –. L’abbiamo ristrutturata gradualmente, partendo dalla casa dei salariati, oggi sede della sala ristorazione e della cucina. Poi abbiamo recuperato gli spazi dedicati all’attività didattica e, infine, la vecchia stalla. Ci manca solo la casa padronale: chissà, forse un giorno…”.
Con 45 ettari di terreno agricolo tutti accorpati, Cascina Venesia è un raro esempio di azienda ben strutturata: “È una fortuna – spiega – perché ci permette di gestire tutto senza doverci spostare. Siamo una vera azienda agricola e questo è il cuore dell’agriturismo: coltiviamo cereali, foraggi, un orto, alleviamo animali da cortile. Fino a qualche anno fa coltivavamo anche barbabietole da zucchero, ma con la chiusura degli zuccherifici abbiamo dovuto riconvertire”.
Un agriturismo autentico
Cascina Venesia è un agriturismo al 100%, come ci tiene a sottolineare Silvia. “Produciamo direttamente circa il 35% di ciò che serviamo: carne, uova, pasta fatta in casa, dolci, verdure. Per arrivare all’80% ci affidiamo a piccole aziende locali, come da normativa, mentre il restante 20% proviene dalla grande distribuzione, per quei prodotti che qui non crescono, come olio e cioccolato”.
Ma ci sono regole che non ammettono eccezioni, come quella sul vino. “Non possiamo proporre etichette di altre regioni: è una tutela del territorio e una garanzia di autenticità. L’agriturismo non è un ristorante: è un’estensione dell’azienda agricola, un luogo dove vivere un’esperienza legata al territorio”.


Una scelta di vita
La storia dell’agriturismo inizia nel 2001, quando la madre di Silvia decide di aprire l’attività. “Io studiavo all’università, ma ho deciso di affiancarla e, nel tempo, sono diventata titolare. Abbiamo anche acquistato nuovi terreni, passando da 27 a 45 ettari. Sono felice di aver fatto questa scelta: è un lavoro totalizzante, ma dà soddisfazioni immense.
Silvia non è solo una custode del territorio, ma anche una promotrice della rete agrituristica italiana: “Oggi ci sono circa 28.000 agriturismi in Italia. La qualità si è alzata tantissimo, con servizi che vanno dalle degustazioni in vigna ai percorsi a cavallo. Sempre più aziende propongono esperienze su misura: percorsi in bicicletta, laboratori di cucina, attività con gli animali.
C’è una grande varietà di servizi e una maggiore attenzione al turista, che oggi è più consapevole, curioso e attento”. C’è ancora diffidenza nella collaborazione tra aziende, ma quando si crea rete, i risultati si vedono”.
Dalla fattoria didattica alla rete nazionale
Cascina Venesia è anche fattoria didattica, con attività pensate per i più piccoli: “Insegniamo ai bambini a conoscere gli animali, a impastare il pane, a sgranare il mais. Un anno abbiamo ospitato un gruppo di bambini ciechi. Avevo timore di sbagliare, ma loro mi hanno insegnato più di quanto potessi immaginare. Toccare il muso di un asino, sentirne il calore… è stata un’esperienza formativa anche per noi”.
Silvia si definisce una perfezionista. “A volte la sera, per addormentarmi, conto galline, poi anatre, poi pavoni…”. Sorride, ma dietro il sorriso c’è l’impegno di una vita: “È una missione, non solo un lavoro”.
Una terra da raccontare
L’agriturismo attira visitatori da tutta Italia: Milano, Piacenza, Bergamo, Liguria. “Spesso arrivano per sfuggire alla città e scoprono un territorio che non si aspettavano. Alcuni non conoscono nemmeno Pavia, la Certosa o il Castello di Belgioioso. Noi cerchiamo di offrire anche questo: un racconto del territorio, un ricordo che vada oltre il pranzo”.
E conclude: “Il nostro è un bel territorio, ma a volte siamo noi i primi a non valorizzarlo come merita. Dobbiamo imparare a raccontarlo meglio. Io ho fatto una scelta di vita e la rifarei: nonostante i sacrifici, ogni giorno è un’occasione per condividere, accogliere, far vivere un’esperienza vera. Qui non si viene solo per mangiare. Si viene per sentire, toccare, ricordare”.
Mattia Gazzola





